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Introduzione

Formazione & screening
 
La maggioranza della formazione di screening viene effettuata dalle Regioni nell’ambito dei programmi di screening. L’Osservatorio Nazionale Screening (ONS) svolge però un ruolo decisivo in alcune aree:

  • organizza a scadenze regolari i Convegni Congiunti degli screening citologico, mammografico e colorettale e i Seminari sulla Comunicazione
  • promuove una serie di interventi formativi in collaborazione con le Regioni, Società scientifiche e altri soggetti
 
 Progetti ONS
 
Nel 2007 è stato costituito un comitato di coordinamento che ha individuato alcune linee di sviluppo:
  • condurre una survey annuale della formazione di screening fatta dalle regioni
  • segnalare ogni anno i corsi regionali accessibili anche ad operatori extra-regionali
  • promuovere l’allestimento di stage pratici presso centri di eccellenza
  • organizzare o patrocinare corsi nazionali su tematiche di particolare interesse
  • promuovere corsi di Formazione a Distanza (FAD)
  • Supportare le diverse Regioni per la creazione di moduli formativi tipo

Perché è importante la formazione
 
La formazione rappresenta un elemento strategico per la diffusione degli screening in Italia. Infatti ha trovato ampio spazio già nel primo accordo tra il Ministero della Salute e l’ONS stipulato nel 2005.
Le recenti Raccomandazioni sugli screening oncologici 1 sottolineano che la formazione:
  • deve riguardare tutti gli aspetti della qualità, inclusa la comunicazione
  • deve coinvolgere tutte le categorie professionali
  • deve privilegiare modalità didattiche di tipo “esperienziale”
  • deve prevedere percorsi formativi per i Medici di Medicina Generale
  • deve prevedere indicatori di efficacia
 
 Un po’ di teoria: come imparano gli adulti
 
Una formazione efficace negli screening non può prescindere da quello che sappiamo sulla formazione degli adulti 2,3. Ci sono infatti alcune differenze fra le modalità di apprendimento degli adulti e quelle dei bambini.
La formazione degli adulti è più efficace se:
  • si basa su casi concreti da risolvere
  • enfatizza come può essere applicato quello che viene insegnato
  • collega le attività formative agli obiettivi attuali e alle esperienze passate del discente
  • utilizza metodi didattici interattivi
  • i discenti vengono trattati come adulti
  • i discenti possono scegliere il proprio percorso formativo

Un po’ di teoria: la formazione serve a qualcosa?
 
Negli anni ’90 sono state effettuate alcune revisioni sistematiche 4,5 sull’efficacia degli interventi formativi. E’ emerso che corsi e convegni tradizionali non sembra modifichino la pratica professionale, mentre le attività didattiche di tipo interattivo 4 sembrano avere un impatto maggiore.
L’orientamento attuale 6 sottolinea che:
  • non esiste un singolo metodo efficace nel migliorare la pratica professionale
  • alcuni interventi efficaci non sono in genere inclusi nei programmi ECM (ad es. l’identificazione dei propri bisogni formativi 7, interventi di valutazione, attività pratiche, utilizzo di linee-guida e materiali informativi)
  • per essere efficace la formazione deve essere davvero continua, e non casuale, sporadica o opportunistica
  • gli operatori devono accettare il fatto di essere responsabili del proprio apprendimento: ridefinendone regolarmente gli obiettivi e selezionando le attività formative più consone al proprio stile di apprendimento
Se quelle illustrate nelle due sezioni precedenti sono le basi teoriche di riferimento, è evidente che anche nel campo degli screening oncologici molti sforzi ancora devono essere compiuti per migliorare la qualità dell’aggiornamento professionale.


Per saperne di più
  1. Raccomandazioni per la pianificazione e l’esecuzione degli screening di popolazione per la prevenzione del cancro della mammella, del cancro della cervice uterina e del cancro del colon retto.
    Dipartimento Generale delle Prevenzione, Ministero della Salute novembre 2006
  2. Knowles M.S. Quando l'adulto impara.
    Milano, 1996 Franco Angeli.
  3. Experiential Learning. Experiences as the source of learning and development. David A. Kolb.
    Prentice Hall PTR 1984
  4. Davis D, O'Brien MA, Freemantle N, Wolf FM, Mazmanian P, Taylor-Vaisey A. Impact of formal continuing medical education. Do conferences, workshops, round and other traditional continuing education activities change physician behaviour or health care outcomes?
    JAMA 1999;282: 867-74.
  5. O’Brien MA, Freemantle N, Oxman AD, Wolf F, Davis DA, Herrin J. Continuing education meetings and workshops: effects on professional practice and health care outcomes.
    Cochrane Database of Systematic Reviews 2001, Issue 1. Art. No.: CD003030. DOI:10.1002/14651858.CD003030.
  6. MazmanianPE, Davis DA. Continuing medical education and the physician as a learner: guide to the evidence.
    JAMA. 2002;288:1057-1060.
  7. Grant J. Learning needs assessment: assessing the need.
    BMJ  2002;324:156-159
  8. Grazzini G, Cogo C, Giordano L. Formazione professionale e programmi di screening: un connubio indissolubile.
    Osservatorio Nazionale Screening. 6° Rapporto. [di prossima pubblicazione]

Contatti:
Segreteria Formazione ONS c.bruschi@cspo.it

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